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Forex: la 'tregua di Natale' sorride anche allo yuan

Inviato da Daniela La Cava il Lun, 03/12/2018 - 17:06

Dopo la “tregua di Natale” le prospettive per il 2019 cinese sono migliorate, e lo yuan sta già cominciando a risentire positivamente del nuovo clima. Lo scrivono gli strategist di Mps Capital Services dopo l'intesa raggiunta al G20 di Buenos Aires tra la Cina di Xi Jinping e gli Stati Uniti di Donald Trump.


Come sul fronte azionario, anche sul mercato valutario ha immediati risvolti la decisione del primo inquilino della Casa Bianca di posticipare di 90 giorni l'aumento dei dazi doganali al 25% su prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari. Uno scenario di distensione che sta portando ad un tendenziale indebolimento del biglietto verde, soprattutto nei confronti delle valute emergenti, e dello yuan. Il mese di dicembre inizia con il piede giusto per la valuta cinese che aveva trascorso l’ultima settimana di novembre all’insegna della debolezza, perdendo terreno verso tutte le valute principali.


"Ovviamente l’intesa per ora rimane nei principi e il percorso dalle parole ai fatti non sarà dei più semplici, e non è possibile escludere nuove escalation al termine dei 90 giorni", sottolineano gli esperti della banca senese, secondo i quali nel breve periodo l’impatto dell’accordo sarà comunque significativo e potrebbe portare ad una certa forza relativa dello yuan. Certo è che permangono i dubbi su un accordo definitivo, "per cui per la prima parte del prossimo anno rimane alto il rischio di rivedere il cambio euro/yuan sopra quota 8".


A livello macro, sul finire della scorsa settimana erano arrivati segnali di debolezza per l'economia della Cina. L'indice Pmi manifatturiero ha mostrato a novembre a 50 punti contro i 50,2 punti della passata rilevazione e delle stime degli analisti. Sempre a novembre il Pmi non manifatturiero è sceso a 53,4 punti dai 53,9 punti di ottobre (minimi in 15 mesi).


I dati Caixin diffusi oggi vedono a novembre l'indice Pmi manifatturiero segnare un lieve rialzo a 50,2 punti, rispetto ai 50,1 punti attesi e ai 50,1 punti di ottobre. Occhio tuttavia ad alcune componenti, come quella dei nuovi ordini alle esportazioni, che si è confermata in fase di contrazione, (sotto la soglia di 50 punti), a 47,7 punti, contro i 48,8 punti di ottobre. I nuovi ordinativi sono saliti da 50,4 a 50,9, mentre il sottoindice dell'occupazione è calato ulteriormente a 48,4 dai 48,8 di ottobre. Infine, i costi input hanno segnato il rialzo più debole in sette mesi.

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